Lezione sulla vita e sulla morte
11 Settembre 2007 - scritto da Uncino 7 CommentiSalve, sono Spugna, il segretario del Capitano: se sei nuovo da queste parti, sottoscrivi il feed RSS per restare aggiornato sulle novità del Capitano. Ahrrrr!
“Tutti dicono: «Come è duro dover morire.» Strana lagnanza, da parte di gente che ha dovuto vivere.”
Mark Twain (1835-1910), scrittore americano.
Mentre navigavo per la rete, mi sono imbattuto in una notizia che mi ha fatto pensare: Lesson in life and death: pupils build dying teacher’s coffin.
Vi spiego di cosa si tratta, così anche voi capirete il perché mi abbia fatto pensare.

In una scuola olandese, una maestra di scuola elementare, gravemente malata di tumore, sta sovrintendendo un ultimo progetto della sua classe: i suoi alunni stanno costruendo la sua bara.
Eri van den Biggelaar, 40 anni, poche settimane fa ha saputo di avere, per colpa di un grave tumore, all’incirca solo un anno di vita.
Avendo chiesto ad un amico falegname di costruirle una bara, si è sentita rispondere “Perché non lasci che siano i tuoi alunni a realizzarla?”
Ed ecco che ora gli alunni di questa classe sono stati messi all’opera, ed hanno incominciato a costruire la bara per la loro maestra (al momento attuale in pratica sembra che manchi solo il coperchio), come potete vedere anche dalla foto.
A chi l’ha accusata di tenere un atteggiamento alquanto morboso, la maestrina ha risposto che in realtà il suo compito è quello di voler spiegare ai suoi alunni come la vita e la morte sia parte di un tutt’uno, che ci appartiene e che dobbiamo comprendere senza per questo farne necessariamente un dramma. “Dove andrò è un posto migliore di questo” sembra abbia detto ai suoi ragazzi, ed ha ricordato di come quando, da bambina, durante il funerale di suo nonno, lei venne lasciata da sola in disparte e non capiva perché nessuno le parlasse e perché piangevano tutti.
Ammetto che questa notizia, come dicevo all’inizio, mi ha fatto pensare.
Se da un lato capisco il gesto, il desiderio meglio, della maestra di voler insegnare ai suoi alunni che cosa sia la morte, di come essa debba essere affrontata, e tutto il resto, dall’altro mi chiedo se si debba arrivare, per ottenere tale scopo, al gesto estremo di far costruire una bara a dei bambini così piccoli.
Sono il primo a sostenere che i bambini siano più intelligenti di quanto noi adulti riteniamo, e che spesso non riconosciamo ad essi quel credito che invece meriterebbero.
Ma sono anche del parere che almeno da bambini si abbia diritto a vivere senza preoccupazioni, senza pensieri su cosa ci aspetta da grandi, e di come forse almeno in età così piccola sia meglio vivere la propria vita in piena gioia.
Qual è il limite allora fino al quale possiamo spingerci, nel trattare certi argomenti con dei bambini?
Quando è giusto che i bambini siano trattati come bambini, e quando è giusto che vengano trattati quasi alla stregua di adulti?
E, soprattutto, chi decide questo limite, questo confine?
C’è davvero bisogno, ad esempio, di arrivare al punto di far costruire una bara per spiegare ai bambini la morte?
Ieri sera era in chat con un amico, quando ad un tratto anche lui mi ha chiesto se io usassi 