C’era una volta un re che disse alla sua serva: “Raccontami una storia.”
E la serva cominciò: “C’era una volta un re che disse alla sua serva: ‘Raccontami una storia’. E la serva cominciò … “
Oggi vi racconto una storia. La storia del treno perduto.
Nel corso della mia vita ho dovuto spesso prendere dei treni. E spesso ne ho perduti molti.
Sono un tipo scontroso, un asociale e malfidente. Non sono sempre stato così, anzi, in passato ero più solare, cercavo di più il contatto con la gente. Con le mie cautele, ma lo cercavo. Ora non più. Ora sono diventato un orso, come direbbe una mia amica.
Questo mi è costato molto, mi è costato molto in termini di amicizie, di rapporti con la gente. Tanto tempo fa (tanto che quel post si dovrebbe trovare nel vecchio archivio di newspro), sulle pagine di questo sito sul quale ogni tanto perdo un po’ di tempo a scrivere qualche cazzata, scrissi che una cosa di me che non mi piaceva era il fatto di rendermi conto di non essere in sintonia con il ritmo della gente. Mi son sempre sentito un pesce fuor d’acqua, di quelli che sentono di essere fuori sincrono con il resto del mondo.
Un treno lo persi circa dieci anni fa.
All’ epoca conobbi una persona, una persona dalla quale mi sentivo molto attratto, e che ritenevo speciale.
Avevo con lei una bella amicizia, ed anche se per via della lontananza non ci incontravamo tutti i giorni ma solo durante alcune giornate alla settimana, mi sentivo felice quando ero con lei. Stare insieme a lei mi faceva sentire bene.
Eppure … eppure non riuscivo a trovare la forza dentro di me per decidere di fare un passo avanti, di decidere se quel rapporto, da amicizia, dovesse passare ad un livello successivo.
Ogni volta che decidevo di fare quel passo, iniziavano a venirmi dubbi e domande.
Vedevo davanti a me due strade: quella più semplice, che mi garantiva di continuare a godere di quel rapporto sicuro, che mi faceva stare bene, e quella più ardua, più dura, che avrebbe di certo portato ancora più gioia alla fine, ma che era troppo piena di problemi.
E quando hai 19-20 anni spesso non hai le palle per prendere la decisione giusta, pur sapendo dentro di te quale essa sia. Ti senti gasato perchè pensi di essere appena entrato nel mondo dei “grandi”, e non ti va di andare ad impegnarti in cose serie. Vuoi divertirti, goderti la vita, vuoi farti la tua vita.
E lasci passare il tempo. E poi scopri che lei parte per andare al nord, perché ha trovato il lavoro che manca al suo paese. E la perdi di vista.
E scopri che il treno è partito, e tu non sei riuscito a salirci.
Ancora una volta.
Ma cosa importa? Sei giovane, sei baldanzoso. Te ne sbatti di tutto e di tutti.
We have all the time in this world.
Così cantava il buon Louis. Abbiamo tutto il tempo del mondo.
A 22 anni poi la vita decide che deve darti una bella botta. E uno dei pilastri della tua vita, della tua stessa esistenza, viene meno.
Ad un tratto sei costretto ad affrontare la vita con le sue avversità, che ti vengono sbattute in faccia senza nessun preavviso. E passi intere mattinate, seduto per terra in un angolo di casa, a piangere, da solo.
E ti accorgi che forse la parte più difficile di questo fottuto mondo non è essere Peter Pan, ma essere la sua nemesi, il Capitano.
Troppo facile essere Peter Pan, troppo facile dire di non voler crescere, e continuare a divertirsi, quando la parte difficile è invece quella di affrontare questa vitaccia che ci troviamo addosso. Dover accettare che si cresce, che la vita non è più un gioco, e che non puoi più far finta di nulla.
Provate ad essere Uncino.
Provate a mettervi nei suoi panni, e poi lo capirete, e vi sentirete lui.
E ti accorgi di come avesse ragione quando ti dissero che vivere voleva dire scegliere, nel bene e nel male.
Mentre vivere lasciando che a scegliere siano altri non è un vero vivere, ma solo sopravvivere.
Decisi che avrei cercato, per quanto mi fosse possibile, di non perdere più treni, provando ad inserirmi nel mondo, in quel grande circolo che è la vita. Di capirne i meccanismi, gli ingranaggi.
Pensavo, speravo, che col tempo sarei riuscito ad apprendere il ritmo. Devo invece ancora, purtroppo, constatare che sono sempre più fuori dal mondo.
E la cosa che mi fa incazzare è che sono impotente davanti a tutto ciò. Sento gli anni che passano, e che iniziano a pesare, perché quando hai 31 anni, e ti senti così fuori dal mondo, ti pesano addosso come un macigno.
Perchè ti rendi conto che ancora una volta ti passeranno davanti un casino di treni sui quali non potrai salire, perché sei bloccato a terra. E perché sai che spezzare il legame che ti tiene bloccato vuol dire soffrire, perchè il momento in cui esso accadrà, e si romperà, non porterà gioia, ma porterà dolore. Un dolore che ti farà capire di essere rimasto in questo fottuto mondo senza più avere un porto sicuro, un luogo dove sai che sarai sempre a casa. Perchè il giorno in cui accadrà ti sentirai per prima cosa una merda dentro, e poi anche fuori. Ed allora speri, ti auguri, preghi che quel legame non si venga mai a rompere, che tu non debba più soffrire come hai già sofferto in passato, quando il mondo ha cominciato ad andare a farsi fottere, quando il primo dei due pilastri della tua vita è venuto meno.
Eppure sai che, purtroppo, quello che il destino ti ha riservato non è, ancora una volta una possibilità di scelta.
Non puoi scegliere, perché quel legame si romperà
Non è questione di Se, ma solo di Quando.
E allora, ancora una volta, ti siedi ed aspetti che il destino faccia il suo corso, come sempre.
Sì, lo ammetto. Sono diventato fatalista. Non riesco a trovare più la forza per oppormi al destino. Lascio che tutto si svolga come è scritto che sia. Quel che deve venire, che venga pure.
C’è una frase, pronunciata da Dirk Pitt, l’eroe di tante storie di Clive Cussler, che descrive come meglio non si potrebbe il mio stato attuale:
Tutto quello che possiamo fare adesso è augurarci il meglio, aspettarci il peggio, ed accontentarci di una via di mezzo.
Ed ecco che sei ancora lì, seduto ad aspettare che il destino venga a prenderti, e come il Capitano che spera di fermare il tempo distruggendo gli orologi, così tu speri che prima o poi il destino ti permetta di rimediare a tutti gli errori fatti.
Che ti dia di nuovo la possibilità di scegliere. Nel bene e nel male.
Che ti dia di nuovo la possibilità di vivere.
E mentre scrivi quattro cazzate su un blog che ogni tanto usi come valvola di sfogo, ti chiedi anche se bersi tre bicchieri di scotch alle 4 di notte non sia forse la causa che ti abbia fatto scrivere queste righe piene di minchiate senza senso …
Il tutto mentre la radio trasmette We have all time in this world …
Tutto il tempo del mondo … come no.
Louis, dovunque tu sia … vaffanculo.