I treni perduti

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Salve, sono Spugna, il segretario del Capitano, e vorrei avvisarvi che questo articolo che state leggendo venne scritto piu' di 6 mesi fa. Quindi le notizie in esso contenute potrebbero non essere piu' valide.

C’era una volta un re che disse alla sua serva: “Raccontami una storia.”
E la serva cominciò: “C’era una volta un re che disse alla sua serva: ‘Raccontami una storia’. E la serva cominciò … “

Oggi vi racconto una storia. La storia del treno perduto.
Nel corso della mia vita ho dovuto spesso prendere dei treni. E spesso ne ho perduti molti.
Sono un tipo scontroso, un asociale e malfidente. Non sono sempre stato così, anzi, in passato ero più solare, cercavo di più il contatto con la gente. Con le mie cautele, ma lo cercavo. Ora non più. Ora sono diventato un orso, come direbbe una mia amica.
Questo mi è costato molto, mi è costato molto in termini di amicizie, di rapporti con la gente. Tanto tempo fa (tanto che quel post si dovrebbe trovare nel vecchio archivio di newspro), sulle pagine di questo sito sul quale ogni tanto perdo un po’ di tempo a scrivere qualche cazzata, scrissi che una cosa di me che non mi piaceva era il fatto di rendermi conto di non essere in sintonia con il ritmo della gente. Mi son sempre sentito un pesce fuor d’acqua, di quelli che sentono di essere fuori sincrono con il resto del mondo.

Un treno lo persi circa dieci anni fa.
All’ epoca conobbi una persona, una persona dalla quale mi sentivo molto attratto, e che ritenevo speciale.
Avevo con lei una bella amicizia, ed anche se per via della lontananza non ci incontravamo tutti i giorni ma solo durante alcune giornate alla settimana, mi sentivo felice quando ero con lei. Stare insieme a lei mi faceva sentire bene.
Eppure … eppure non riuscivo a trovare la forza dentro di me per decidere di fare un passo avanti, di decidere se quel rapporto, da amicizia, dovesse passare ad un livello successivo.
Ogni volta che decidevo di fare quel passo, iniziavano a venirmi dubbi e domande.
Vedevo davanti a me due strade: quella più semplice, che mi garantiva di continuare a godere di quel rapporto sicuro, che mi faceva stare bene, e quella più ardua, più dura, che avrebbe di certo portato ancora più gioia alla fine, ma che era troppo piena di problemi.
E quando hai 19-20 anni spesso non hai le palle per prendere la decisione giusta, pur sapendo dentro di te quale essa sia. Ti senti gasato perchè pensi di essere appena entrato nel mondo dei “grandi”, e non ti va di andare ad impegnarti in cose serie. Vuoi divertirti, goderti la vita, vuoi farti la tua vita.
E lasci passare il tempo. E poi scopri che lei parte per andare al nord, perché ha trovato il lavoro che manca al suo paese. E la perdi di vista.
E scopri che il treno è partito, e tu non sei riuscito a salirci.
Ancora una volta.
Ma cosa importa? Sei giovane, sei baldanzoso. Te ne sbatti di tutto e di tutti.
We have all the time in this world.
Così cantava il buon Louis. Abbiamo tutto il tempo del mondo.

A 22 anni poi la vita decide che deve darti una bella botta. E uno dei pilastri della tua vita, della tua stessa esistenza, viene meno.
Ad un tratto sei costretto ad affrontare la vita con le sue avversità, che ti vengono sbattute in faccia senza nessun preavviso. E passi intere mattinate, seduto per terra in un angolo di casa, a piangere, da solo.
E ti accorgi che forse la parte più difficile di questo fottuto mondo non è essere Peter Pan, ma essere la sua nemesi, il Capitano.
Troppo facile essere Peter Pan, troppo facile dire di non voler crescere, e continuare a divertirsi, quando la parte difficile è invece quella di affrontare questa vitaccia che ci troviamo addosso. Dover accettare che si cresce, che la vita non è più un gioco, e che non puoi più far finta di nulla.
Provate ad essere Uncino.
Provate a mettervi nei suoi panni, e poi lo capirete, e vi sentirete lui.
E ti accorgi di come avesse ragione quando ti dissero che vivere voleva dire scegliere, nel bene e nel male.
Mentre vivere lasciando che a scegliere siano altri non è un vero vivere, ma solo sopravvivere.

Decisi che avrei cercato, per quanto mi fosse possibile, di non perdere più treni, provando ad inserirmi nel mondo, in quel grande circolo che è la vita. Di capirne i meccanismi, gli ingranaggi.
Pensavo, speravo, che col tempo sarei riuscito ad apprendere il ritmo. Devo invece ancora, purtroppo, constatare che sono sempre più fuori dal mondo.
E la cosa che mi fa incazzare è che sono impotente davanti a tutto ciò. Sento gli anni che passano, e che iniziano a pesare, perché quando hai 31 anni, e ti senti così fuori dal mondo, ti pesano addosso come un macigno.
Perchè ti rendi conto che ancora una volta ti passeranno davanti un casino di treni sui quali non potrai salire, perché sei bloccato a terra. E perché sai che spezzare il legame che ti tiene bloccato vuol dire soffrire, perchè il momento in cui esso accadrà, e si romperà, non porterà gioia, ma porterà dolore. Un dolore che ti farà capire di essere rimasto in questo fottuto mondo senza più avere un porto sicuro, un luogo dove sai che sarai sempre a casa. Perchè il giorno in cui accadrà ti sentirai per prima cosa una merda dentro, e poi anche fuori. Ed allora speri, ti auguri, preghi che quel legame non si venga mai a rompere, che tu non debba più soffrire come hai già sofferto in passato, quando il mondo ha cominciato ad andare a farsi fottere, quando il primo dei due pilastri della tua vita è venuto meno.
Eppure sai che, purtroppo, quello che il destino ti ha riservato non è, ancora una volta una possibilità di scelta.
Non puoi scegliere, perché quel legame si romperà
Non è questione di Se, ma solo di Quando.

E allora, ancora una volta, ti siedi ed aspetti che il destino faccia il suo corso, come sempre.
Sì, lo ammetto. Sono diventato fatalista. Non riesco a trovare più la forza per oppormi al destino. Lascio che tutto si svolga come è scritto che sia. Quel che deve venire, che venga pure.
C’è una frase, pronunciata da Dirk Pitt, l’eroe di tante storie di Clive Cussler, che descrive come meglio non si potrebbe il mio stato attuale:
Tutto quello che possiamo fare adesso è augurarci il meglio, aspettarci il peggio, ed accontentarci di una via di mezzo.
Ed ecco che sei ancora lì, seduto ad aspettare che il destino venga a prenderti, e come il Capitano che spera di fermare il tempo distruggendo gli orologi, così tu speri che prima o poi il destino ti permetta di rimediare a tutti gli errori fatti.
Che ti dia di nuovo la possibilità di scegliere. Nel bene e nel male.
Che ti dia di nuovo la possibilità di vivere.

E mentre scrivi quattro cazzate su un blog che ogni tanto usi come valvola di sfogo, ti chiedi anche se bersi tre bicchieri di scotch alle 4 di notte non sia forse la causa che ti abbia fatto scrivere queste righe piene di minchiate senza senso …
Il tutto mentre la radio trasmette We have all time in this world
Tutto il tempo del mondo … come no.
Louis, dovunque tu sia … vaffanculo.

 

30 Commenti a " I treni perduti " »

Questo post é stato scritto Mercoledì 14 Novembre 2007 alle 05:20:13 da Uncino, ed é archiviato nelle categorie Blog e Ego .
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  1. Antonio | 14 Novembre 2007 alle 10:42:08

    Mi spiace per il tuo stato d’animo… ma ricorda che magari presto un’altra fatina Trilli potrebbe svolazzare scintillante nel tuo cielo…
    Periodi così si superano se non ti chiudi in te stesso e quindi fai bene a trovare una valvola di sfogo in questo tuo blog… penso sia terapeutico buttare giù 4 righe.

    P.S. Mi è piaciuta molto la metafora che hai usato della trasformazione da Peter Pan a Capitan Uncino… in parte credo spieghi anche l’origine del nome del blog… o almeno cosi penso.

    Ciao,
    Antonio

  2. Artois | 14 Novembre 2007 alle 13:57:29

    Io ho deciso di non prendere più treni *di corsa*, perchè sono quelli che una volta persi ti danno più rimpianti, ma se malauguratamente ci sali su, il tuo viaggio sarà un incubo.

    Succede sempre così. Tra i treni metaforici, io ho due bei ricordi su due treni reali.

    Il primo fu a Termini. Per colpa di un pendaglio da forca di ex autoproclamatosi capoufficio, il classico falso amico, che mi fissò una consulenza inutile proprio al limite del mio orario di lavoro, persi per 2 minuti (mi si chiuse la porta in faccia) un Eurostar Roma/Bari. Quello stesso treno finì bloccato da un guasto alla motrice nella stazione di Cisterna di Latina ed arrivò 2 ore dopo il treno successivo, che partiva un’ora e mezzo dopo (ed era un intercity.

    Il secondo treno, che m’affannai a prendere di corsa, pagando 30 euro di corsa di taxi smodata, facendo il biglietto sul vagone (e pagando 10 euro di supplemento), fu un Sulmona/Roma.

    http://www.cieloprovvisorio.ne.....co-artois/

    Arrivai distrutto, con 6 ore e mezzo di ritardo, ed un fortissimo mal di testa. Era la cena di capodanno di due miei carissimi amici, e nonostante le 6 ore perse e la spesa finale superiore, ero contento d’esserci. Ma se avessi aspettato solo due ore, avrei potuto trascorrere 4 ore con loro in più. Ed essere meno sonnolento e stanco, in modo d’accorgermi delle crepe che c’erano.

    E forse, le cosa sarebbero andate diversamente per loro due. Fu l’ultima occasione nella quale li vidi insieme.

    E, nel 2004, mi salvarono letteralmente la vita.

    Quindi, non rimpiangere i treni persi. Maledici i treni che non sono mai arrivati a destinazione nei tempi e nei modi giusti.

  3. S.B. | 14 Novembre 2007 alle 20:22:35

    Oggi mi sento anche io così. E non ho bevuto niente…

  4. Uncino | 15 Novembre 2007 alle 05:37:37

    @Antonio:
    Si, ad entrambe le tue affermazioni.
    Scrivere sul blog, per sfogarsi, è terapeutico, eccome. Quando non hai comunque la possibilità di poter parlare nell’immediato con qualcuno, poter comunque avere un qualcosa dove gettare giù qualche parola, fa bene.
    E sì anche alla metafora del Capitano. Se nella storia di Barrie ho sempre preferito Uncino a Peter Pan è proprio perchè ho sempre visto il capitano non come l’usurpatore, il profittatore, il difensore dei potenti come molti lo hanno sempre descritto.
    Uncino è un emarginato, colui che cerca di darsi delle arie ma che ogni volta finisce per essere preso in giro. E’ colui che capisce come il passare del tempo sia un qualcosa che grava sulle nostre teste, e che cerca di affrontarlo come può,senza tuttavia poter far nulla.
    Perchè, tra tutti gli oggetti che poteva far ingoiare al coccodrillo, Barrie ebbe la geniale idea di una sveglia? Anche un carillon avrebbe fatto rumore, per dire. Ma la sveglia … il tic-tac che si avvicina, che scandisce ad ogni colpo il passare del tempo, e che mano a mano che si fa più forte provoca in Uncino sempre più terrore, perchè capisce che col passare del tempo anche la propria esistenza segue il proprio naturale destino. E a nulla serve al Capitano distruggere gli orologi .. il tic-tac non si ferma …
    Uncino è una figura drammaticamente reale, e drammaticamente triste.
    Per quello l’ho sempre amato.

    @Artois:
    Hai ragione. Spesso rimpiangiamo quelli persi, e non pensiamo invece a quelli mai passati, o che non sono mai giunti a destinazione. Vero, verissimo.
    Ma è anche vero che i treni persi sono parte di noi. Ci formano.
    Giusto ieri ho sentito una bella frase pronunciata nella puntata di Heroes andata in onda negli States. Dice: Siamo l’unica specie interessata al passato. I nostri ricordi ci danno voce. Testimoniano la storia, in modo che gli altri possano sapere. Cosi’ potranno celebrare i nostri successi… ed essere al corrente dei nostri fallimenti.
    Noi siamo i nostri ricordi. Siamo formati di essi, delle scelte compiute, e che ci portiamo dietro. Sta poi a noi capire che se quelle scelte son state scelte giuste o meno, scelte che valeva o meno la pena di fare.
    Never forget, come direbbero gli americani. Mai dimenticare.

    @S.B.:
    Tutta la mia comprensione allora, hermano.
    Almeno io ho la scusa di poter dire che avevo bevuto un pò … se ti sei sentito così “al naturale” deve essere stato anche peggio, mi sa …

  5. Bufalo70 | 15 Novembre 2007 alle 11:51:30

    Anche io ho avuto i miei “treni persi” con rosari di spine che m’hanno fatto parecchio male al cuore.
    La soluzione sta in “Pulp fiction”, precisamente nelle parole del boss moro Marsellus Wallace al pugile venduto, sul viale del tramonto e prossimo ad un incontro combinato (interpretato da Bruce WIllis) : “Fottitene dell’orgoglio, l’orgoglio te lo mette nel culo : mettilo TU in culo all’orgoglio” (vado a memoria).
    Ho così imparato ad avere più compassione per me stesso, ed è la base emozionale giusta per potere ancòra dare qualche zampata da “campione”, abbattere l’avversario, prendere il bottino e scappare con la donna giusta.

    … di che marca era lo scotch ?

    :-)

  6. Uncino | 15 Novembre 2007 alle 12:16:14

    L’orgoglio .. altra gran brutta bestia, davvero … sapessi quante volte mi ha fregato, e mi frega ancora .. cerco di domarlo, di camminarci sopra, ma a volte è dura, eh, durissima riuscirci.
    A volte mi chiedo perché noi esseri umani siamo fatti in maniera così complicata …

    Ah, era un johnnie walker red label :-D

  7. Artois | 15 Novembre 2007 alle 13:27:23

    Quoto Uncino, sia per la descrizione del tuo omonimo, che per le parole che m’hai rivolto.

    Per fortuna non ho accolto un falso consiglio “tu vivi nel passato”. Per fortuna.

    Mi sarei chiuso dietro la porta che m’ha salvato.

    BTW, il primo post che ho nel blog, quello di stanotte, t’andrebbe di prendere il testimone?

  8. Bufalo70 | 15 Novembre 2007 alle 14:24:14

    @ Uncino : roba “rossa”, roba giovane … in questi frangenti io vado di Jack Daniel’s vulgaris con ghiaccio … oppure di whiskey invecchiàti in casa senza volerlo (ovvero, dimenticàti nei remoti anfratti di qualche dispensa) !

    Come postumi del giorno dopo, una sottile incrinatura da mal di testa : a parte il dolore, il cervello è risettato molto bene e ragiono come un laser … e tu ?

  9. Ruby | 16 Novembre 2007 alle 15:25:42

    Nella vita capita di perdere dei treni o di prendere quelli sbagliati.
    Dispiacersi di entrambi è nella natura umana, l’importante, almeno secondo me, è non avere POI rimpianti.
    Poco tempo fa ho rischiato di perdere un treno. Non l’ho perso per un soffio, perchè ho capito che ciò che avrei potuto poi rimpiangere valeva il salto nel buio che occorreva per salirci su.
    Ma credo una cosa, che ora a 34 anni ho preferito rischiare ma forse, a 20, avrei semplicemente osservato il treno allontanarsi verso il tramonto sicura di aver fatto la scelta giusta.
    Ma poi, esistono le scelte giuste o le scelte sbagliate?
    O forse, semplicemente, seguiamo l’intuizione di ciò che potrebbe farci soffrire di meno.

  10. Traffyk | 16 Novembre 2007 alle 19:34:02

    Uncino capisco il tuo stato d’animo.. io a maggio compio 22 anni sto per entrare nell’anno della svolta definitiva… perchè non so ancora cosa devo fare, se continuare a studiare.. cominciare a lavorare… quale lavoro scegliere.. tutte queste cose che assillano un giovane che fino ad ora ha fatto soltanto qualche lavoretto saltuario e che ha ancora metà degli esami da superare..

    Dal mio punto di vista sono un ottimista, e prendo tutto con leggerezza, se mi faccio male ad esempio rido.. Riguardo al treno, inteso come mezzo di trasporto mi è capitato spesso di perderlo, poi ci ho rinunciato e ho preferito mezzi di locomozione propri :P

    Comunque sono sicuro che andrà tutto per il meglio, e comincia ad essere più sociale è importante!! :) Comincia a togliere l’avatar del capitano da mybloglog.. poi piano piano vai avanti!!

    Un salutone capitano, purtroppo non conosco neppure il tuo nome, non hai manco una pagina introduttiva su di te nel blog :(

  11. Uncino | 17 Novembre 2007 alle 05:01:24

    @Ruby:
    Parto da te, per via della grande amicizia personale che ci lega.
    Sai, perché ne abbiamo parlato moltissimo in questi giorni, quali siano i miei pensieri circa quel treno che stai prendendo. Sai quali siano le mie speranze, e conosci anche le mie preoccupazioni. E come ti ho detto in privato, non posso che augurarti che quella scelta, quella intuizione, sia quella non giusta, ma perfetta proprio. E che alla fine di quel salto nel buio, tu possa essere inondata da una bellissima luce.

    @Artois:
    Sai che da qualche giorno non riesco ad aprire il tuo blog? Mi reindirizza sempre sulla tua pagina su Altervista.

    @Bufalo70:
    roba giovane, vero, ma che posso farci se alle 4 di notte in casa ho solo quello? :-D
    Circa il reset del cervello … non so … cioè, visto che comunque l’umore è quello che è, in questi giorni, mi viene il dubbio che forse sia stato poco quello che ho bevuto, e che forse avrei dovuto fare l’intera bottiglia, sai?

    @Traffyk:
    a parte lo scontato augurio affinché tu possa fare la scelta giusta, ma comunque rassicurandoti, perché comunque hai dalla tua una grande fortuna, un asso nella manica di cui dovrai saper prenderti cura, perché potrebbe rivelarsi utile, qualora le cose andassero male: la tua età.
    Sembra banale, ma credimi, se ti dico che a 22 anni hai la fortuna di poter godere della forza di quella età, che può permetterti di scegliere, di poter soprattutto valutare. E qualora le cose andassero male, avere ancora la facoltà di raddrizzare il tutto. E’ in quella fascia di età che va dai 21 ai 27-28 che, secondo me, la persona si forma, che prende decisioni o, meglio, che ha la libertà di poter scegliere.
    Lo so, perché è proprio quello di cui ho sentito la mancanza a quella età. A 22 anni mi è stata tolta parte della mia libertà da una grave mancanza che ho avuto. E quando cercavo di riorganizzarmi, a 28 ho avuto una seconda botta. Un qualcosa che mi tiene bloccato ancora oggi, che non mi permette di essere libero. E la cosa dura sai qual è? Che non posso nemmeno augurarmi che questa situazione si venga a rompere subito, perché vorrebbe dire ritrovarsi del tutto allo sbando.
    Ecco perché ti dico di stare sereno, perché se è vero che i treni persi si rimpiangono, la cosa più dura da affrontare non è un treno perso, ma la possibilità di scegliere.
    Prendi, ad esempio, il “treno” di cui parlo nel mio post: se avessi avuto la possibilità di scegliere, avrei anche potuto sempre andare alla ricerca di quella persona. Ma non ho potuto scegliere.
    Tieni sempre bene in mente ciò che ho scritto nel post, e che è una frase che ho sentito da ragazzino: vivere è scegliere, nel bene e nel male. sopravvivere è vivere lasciando che a scegliere siano gli altri.
    Finchè avrai la tua possibilità di scegliere, stai tranquillo, ed affronta il mondo con la consapevolezza che puoi sempre rimediare alla scelta sbagliata. Tienti duro a te la possibilità di scegliere cosa fare.

    ehm .. non ho capito però perché dovrei togliere l’immagine da myblglog O_o

    circa il nome (vabbè che basta un whois per saperlo :-P), vero che la pagina introduttiva manca. manca da quando rifeci il sito qualche anno fa. nei primi di questo blog (tieni conto che sono online dal 2001 :-D ) c’erano addirittura due pagine “chi sono” e “cosa faccio” :-D
    comunque, come dico spesso, la vuoi sapere la cosa divertente alla fine della storia?
    io adoro Uncino, adoro la sua figura, e poi nella vita vera mi chiamo Pietro … un bel controsenso, non ti pare? ;-)

  12. Bufalo70 | 17 Novembre 2007 alle 14:52:15

    @ Uncino : allora fai come me, annida bocce di whiskey nei posti più impensabili della casa !

    ;-)

    E bevi nelle quantità giuste … :-D

  13. Traffyk | 17 Novembre 2007 alle 16:55:04

    Piacere di conoscerti Pietro allora :)

    Comunque grazie per le belle parole scritte..hai talento da vendere sono sicuro che si sistemerà tutto tutto tutto.. Male che vada troviamo un ponte spazioso e ci accampiamo li sotto.. Daremo vita al bridge-camp!! :P

    Riguardo all’avatr di MyBlogLog intendevo togliere la foto del Capitano Uncino e mettere la tua! :) Se poi sei tu quello stilizzato in foto allora ti manca solo l’uncino :P

    CiauuuuZZZ!

  14. aggery | 17 Novembre 2007 alle 22:43:52

    Coraggio Capitano, abbattersi non è la soluzione. Fanculo a tutti sempre e comunque. Treni, ne passeranno ancora, è la vita. Ho perso entrambi i genitori a 9 anni, mi hanno sbattuto in un collegio, girato famiglie, conosciuto le patrie galere e tanto altro.. Sono ancora qui, ora che tutto è finito, ho una famiglia, ho degli affetti sinceri, ho perso tanti treni e altrettanti ne ho presi. Mi sono abbattuto, mi sono incazzato, ho lottato, sono caduto e mi sono rialzato. Per quello che servirà, ti sono vicino. Coraggio. ;)

  15. Artois | 18 Novembre 2007 alle 07:47:52

    Uncino, per caso hai una ADSL Libero? Mi diresti il tuo indirizzo IP?

  16. Artois | 18 Novembre 2007 alle 17:32:19

    Problema risolto :)

  17. Uncino | 18 Novembre 2007 alle 19:25:10

    @aggery:
    Si, son d’accordo che abbattersi non è la soluzione (anzi, ti ringrazio delle parole, perché tu che hai sofferto in quel modo, sai benissimo come spesso la vita sia davvero uno schifo).
    Ed è proprio quello che non voglio fare, però per ripartire devo dapprima fare un sunto di tutto quello che mi porto dietro e dentro. Successi e fallimenti.
    Da qualche settimana ho con me sempre un piccolo blocco per appunti dove sto segnando tutto quello che mi viene in mente. Appunti, note, su tutto quello che mi viene in mente. E ci ragiono sopra, per capire dove si son stati gli errori, e dove essi possono essere corretti. Ho iniziato già a ad avviare questo processo di reset, con decisioni che non sono state affatto facili, anzi! Ne ho dovuta compiere una giusto oggi che è stata pesantissima, ma che non potevo evitare di prendere, per il rispetto verso la persona alla quale essa si riferiva.
    Sto cercando di riprendermi il mio diritto di scelta, anche se questo volesse dire dover scegliere la strada più dura e difficile. Sarà la quarta volta che mi rialzo in dieci anni da un K.O., la seconda in meno di un anno. So che sarà dura, ma devo farlo, devo ricalibrare alcuni aspetti della mia vita, non solo per me, ma anche per alcune persone che mi sono care.
    Questo porterà a decisioni dolorose, ma che non possono essere più rimandate.

    @Traffyk:
    Ma no? E perché dovrei levare l’avatar, dai? Uncino è grandioso, ed in fondo rappresenta bene me stesso, anche se non fisicamente (anzi, magari fossi così figo! :-D)

    @Bufalo70:
    oddio, non vorrei poi passare da depresso ad ubriaco ;-)
    o dici che forse forse è meglio? :-D

    @Artois:
    Sì, sono in adsl Libero, ma con IP variabile, però noto che hai già rimediato. :-D
    A quale post ti riferivi l’altro giorno?

  18. Ne ho dovuta compiere una giusto oggi che è stata pesantissima, ma che non potevo evitare di prendere, per il rispetto verso la persona alla quale essa si riferiva. | 18 Novembre 2007 alle 20:09:29

    My old friend, I recall
    The times we had are hanging on my wall
    I wouldn’t trade them for gold
    Cause they laught and they cry me and
    somehow sanctify me
    And they’re woven in the stories I have told
    And tell again

    My old friend I apologize
    For the years that have passed since the
    last time you and I
    Dusted off those memories
    But the runnin’ and the races and the
    people and the places
    there was always somewhere else i had to be
    And time gets thin my old friend

    Don’t know why, don’t know why
    Don’t know why, don’t know why

    My old friend this song’s for you
    Cause a few simple verses was the least that I could do
    To tell the world that you were here
    ‘Cause the love and the laughter will live on long after
    All of the sadness and the tears
    We’ll meet again my old friend

    Goodbye, Goodbye
    Goodbye, Goodbye

    My old friend

  19. Uncino | 18 Novembre 2007 alle 21:00:42

    x la persona che ha scritto il testo della canzone di McGraw (che so chi è, anche se gli altri lettori no, ma è meglio così, perché è una cosa che riguarda me e questa persona) vorrei solo dire:

    We’ll meet again my old friend

    Assolutamente sì.
    Contaci … passata questa fase, ci ritroveremo.
    Il nostro saluto è come quello che si vide nell’ultimo episodio di Yattaman, quando Miss Dronio si saluta con Boyakki e Tonzula, e i tre si separano di fronte ad un trivio, in un momento di una certa tensione drammatica. Poi l’inquadratura si allarga, e si vede che un po’ più in là le tre strade, alla fine, si ricongiungono in una sola.
    E così sarà per noi, che ci ritroveremo di nuovo. Ed allora saremo di nuovo lì, seduti assieme, a divertirci e scherzare assieme.

  20. Artois | 19 Novembre 2007 alle 00:55:22

    Al primissimo, Giochi da blog.

    Sono stato costretto a sbarrare una classe di IP di libero con una modifica al file htaccess poichè avevo subito continui download del sito con un grabber e spam da parte di una pseudo web agency salentina.

  21. Uncino | 20 Novembre 2007 alle 08:07:27

    Ah, il meme che sta girando attualmente …
    Bah, guarda Artois .. sinceramente è una cosa che si può fare, senza nemmeno bisogno di un post ad hoc, che tanto non dovrei comunque scrivere molte cose ;-)
    Eccoti le risposte:

    Chi o cosa ti ha spinto a creare un blog?

    Nessuno. Nemmeno sapevamo all’epoca della parola “blog”. So solo che capitai su Abietti Si Nasce, ne rimasi colpito e mi dissi che qualora avessi mai dovuto farmi un sito personale, lo avrei fatto su quella falsariga. Detto, fatto.

    ll tuo primo post?
    3 Febbraio 2001: salutavo tutti. Lo si trova qui, come tutto il vecchio archivio.

    Il post di cui ti vergogni di più?
    Nessuno.
    Mi vergogno di moltre altre cose, eccome. Di azioni di cui mi vergogno ce ne sono molte. Ma di certo non mi vergogno per qualche rigo scritto qui. Ogni parola scritta su queste pagine è stata scritta pensandola veramente. Ogni parola.


    Il post di cui sei più fiero?

    Bah, ne ho tanti. Nessuno di preciso … d’altronde in quasi 7 anni ne ho scritte di cose che mi risulta davvero difficile scegliere. E tra questi ci metterei di certo moltissimi post di coloro che, come co-poster, mi affiancarono per un pezzo del tragitto, come Proserpina o Lady Cabiria (giusto per ricordare le due donne di questa nave, e che portarono avanti da sole questo blog in un periodo in cui io senza computer :-D)

    Tutto qui :-D

    PS
    Circa il resto … ma sti tizi son sempre i soliti che ti crearono problemi anche gli anni scorsi???

  22. Artois | 20 Novembre 2007 alle 09:29:19

    Ops….veramente non si trattava del meme in se per se, ma di un commento ad esso, che riguarda esattamente i treni da non prendere.

    Poi mi sono reso conto che se non sei sottoscrittore non lo puoi leggere.

    Te lo mando in mail.

  23. Artois | 20 Novembre 2007 alle 09:30:16

    Ps. Si sono sempre loro. Ti mando la solita mail.

  24. ladycabiria | 22 Novembre 2007 alle 04:13:39

    -Ed ecco che sei ancora lì, seduto ad aspettare che il destino venga a prenderti,-

    cap, il destino non viene mai a prenderti, devi andare tu da lui. il destino è infame, e, se rimani lì ad aspettarlo, rimani fottuto perché ti riserva il niente se non fai qualche cosa tu. Te lo dico perché lo conosco ormai. E’bastardodentro.

  25. ladycabiria | 22 Novembre 2007 alle 04:17:22

    -Ruby | 16 Novembre 2007 alle 15:25:42

    Nella vita capita di perdere dei treni o di prendere quelli sbagliati.
    Dispiacersi di entrambi è nella natura umana, l’importante, almeno secondo me, è non avere POI rimpianti.-

    ruby, io credo che nella vita sia impossibile non avere neanche un rimpianto. Tutti dicono che non hanno rimpianti, ma poi sarà vero? Io credo di no.

  26. Artois | 22 Novembre 2007 alle 13:22:07

    No Cabiria. Chi afferma di non aver rimpianti, o mente o non ha vissuto.

    Le condizioni possono solo esser due.

  27. ladycabiria | 24 Novembre 2007 alle 01:55:29

    artois hai ragione, son d’accordo con te sulle due condizioni.

  28. lostinthesky | 29 Novembre 2007 alle 17:59:14

    Io andrei a nord, dove era diretto quel primo treno.

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