Stardust
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Un filosofo una volta si chiese, “Siamo umani perché osserviamo le stelle, o le osserviamo perché siamo umani?” Questo, sterile …”Le stelle poi osservano noi?” Questa sì che è una domanda.
C’è un muro di pietra ai confini del villaggio di Wall.
Non è un muro normale. E’ muro che divide il mondo reale da un mondo fatato e fiabesco.
Un mondo che divide l’ Inghilterra dal regno di Faerie.
Questo muro viene sorvegliato giorno e notte, per evitare che ci siano passaggi da un mondo all’altro.
Tuttavia un giorno un ragazzo di Wall riesce ad oltrepassare il muro, e si avventura nel regno di Faerie, e qui ha una avventura con una ragazza, la quale afferma di essere una principessa resa schiava da una strega. Nove mesi dopo, il nostro ragazzo, che nel frattempo era tornato al suo villaggio, riceve una cesta con un pargolo dentro. Diciotto anni sono passati, e siamo pronti a vedere le storie di questo pargolo, di nome Tristran.
Stardust, il film in uscita nelle sale il prossimo venerdì , è la storia di Tristran che, esattamente come suo padre diciotto anni prima, si ritroverà ad oltrepassare il muro. E lo farà per andare a raccogliere una stella caduta, come dimostrazione del suo amore per la bella Victoria, della quale è infatuato perdutamente.
Tratto da un libro scritto da Neil Gaiman, ed illustrato da Charles Vess, il film ci porta in un mondo fantasy costellato da streghe, principi, unicorni e vascelli volanti.
Probabilmente Stardust non entrerà nella storia del cinema (e in America, quanto ad incassi, è andato anche maluccio), tuttavia è un film che merita una visione, fosse anche solo per quella stupenda, bellissima, meravigliosa creatura che risponde al nome di Michelle Pfeiffer.
Non c’è nulla da fare, gente … io sono perdutamente innamorato della Pfeiffer da quando ero ragazzino, e per me, anche truccata da vecchia, resta sempre affascinante.
Nel film la Pfeiffer intepreta il ruolo di Lamia, la strega che va alla ricerca della stella caduta per strapparle il cuore, per poi mangiarselo ed ottenere così la vita eterna.
Nel ruolo della stella caduta, di nome Yvaine, vi è Claire Danes.
Ora, a parte che la Danes in questo film è truccata in modo che in alcune scene appare praticamente senza sopracciglia (tanto che a volte mi ricordava moltissimo la Mangano di Dune), ma volete mettere a confronto una Danes qualunque con Michelle??? Vi confesso che più e più volte, durante la visione del film, tifavo per Lamia/Pfeiffer affinchè riuscisse a squartarle il petto!
Ora, anche volendo mettere da parte il mio amore per Michelle, non si può negare come in questo film mentre da una parte la Pfeiffer offre un’ottima prova di recitazione, pienamente calata nel ruolo di Lamia, dall’altra parte invece la Danes delude molto, sembrando alquanto eccessiva in alcune situazioni.
E, duole ammetterlo, un altro che in questo film mi ha un po’ deluso nella recitazione è Robert De Niro, che nel film interpreta il pirata Capitan Shakespeare, che tutti credono un temibile pirata, mentre in realtà è un effeminato amante del can-can e del travestitismo!
Sì, è vero, il suo personaggio è anche divertente, ma sembra quasi che De Niro non si impegni più di tanto nella parte, quasi che timbrasse il cartellino e basta. Da lui possiamo e dobbiamo aspettarci molto di più.
Chi invece, secondo me, offre una buona recitazione è anche Mark Strong, nel ruolo del principe Septimus. Chi è Septimus? Ve lo spiego subito.
La stella non è caduta per puro caso, ma è stata “tirata giù” da una sorta di magia. Mentre il nostro Tristran, infatti, era impegnato a capire come conquistare il cuore di Victoria, dall’altra parte del muro, e più precisamente nel reame di Stormhold, il Re (interpretato da un bravo Peter O’Toole) era ormai prossimo a morire e, sul proprio letto, rimproverava i suoi quattro figli ancora in vita per il fatto che fossero ancora tutti vivi!!
Questo perchè a Stormhold vige una usanza alquanto particolare: qualora vi sia più di un erede al trono, per diventare Re occorre uccidere tuti gli altri fratelli. Dei sette figli del Re (dai nomi originalissimi, eh … Primus, Secundus, Tertius, Quartus, Quintus, Sextus e Septimus) ancora quattro sono in vita, ed allora il Re, con una sorta di magia, lancia un ciondolo con una pietra preziosa in aria, e questo, saettando verso le stelle, ne fa cadere una. Colui, tra i figli, che riuscirà a catturare colei che porta con sè il medaglione, e che pertanto sarà l’incarnazione della stella caduta, diventerà Re.

Tutto il film è un lungo viaggio che, partendo dal muro, si sviluppa tra i vari angoli del regno di Faerie fino allo scontro finale nel castello delle streghe, passando per i cieli ed una locanda alquanto poco ospitale. Il tutto fino a quando, come ogni fiaba insegna, il nostro Tristran scoprirà il suo vero amore, e per esso lotterà.
Apprezzabili gli effetti speciali, che non cercano mai di carpire l’attenzione a danno della storia, ma la sorreggono e sono ad essi funzionali. Il che può sembrare poco, ma non è affatto così, considerati i tanti film che ogni anno arrivano sui grandi schermi i quali a volte sembrano voler essere solo una galleria di effetti speciali.
Insomma, un film che certamente è consigliabile per passare una serata comunque divertente e piacevole.Due note a parte per finire
Uno: simpatica l’interpretazione che Rupert Everett fa di Secundus, anche si riduce praticamente ad una specie di comparsata.
Due: nota di merito per David Kelly, che molti di voi ricorderanno forse come il nonno Joe di “Charlie e la fabbrica di cioccolato” nel remake di Burton, che qui interpreta il simpatico custode del muro.
A me invece il film è piaciuto in modo eccessivo. Non è andato bene in America solo ed esclusivamente per lo stile, ritmo e narrazione palesemente e smaccatamente British. Troppo raffinato, troppo metaforico, eccessivamente teatrale per un pubblico anestetizzato.
De Niro era si sottotono, come lo era il suo personaggio d’altronde. Non si poteva chiedere di più, ma contribuisce ad impreziosire il tutto.
Per concludere è una visione da non perdersi, in un autunno che offre ben poco se non film ridanciani da due centesimi e sgangherati filmacci italidioti.
No, ma il film lo consiglio vivamente anche io, figurati.
Solo che se alcune cose fossero state leggermente migliori, credo ci troveremmo davanti ad un piccolo capolavoro.
De Niro … boh, forse è anche colpa mia, nel senso che visto che si tratta di De Niro, mi aspetto di vedere da lui una signora interpretazione.
Come dire .. mi ha lasciato la sensazione di aver visto un gran bel film (ed il fatto che mi sia piaciuto lo dimostra il fatto che sia andato a trovarmi anche il disco della colonna sonora, secondo me davvero molto bella), ma un film che quasi si è voluto fermare prima di raggiungere il suo massimo potenziale.
Tuttavia non escludo che questo film non diventi, col tempo, una di quelle chicche che fa sempre piacere rivedere, un po’ come (per restare nel fantasy e per parlare di Michelle) Lady Hawk, che anche se è vecchio di anni, è sempre bello da rivedere.
Io ho letto il libro e devo dire che mi è piaciuto molto. A sentir voi mi viene voglia di andare a vedere il film, ma ho paura di rimanere deluso, come è successo per Il Signore degli Anelli, Le Cronache di Narnja ed Eragon.
Bei film di sicuro, ma la carta vince alla grande. Certo, ci vuole meno a vedere il film che a leggere un libro da 800 pagine!
Francesco, il film secondo me merita la visione. Certo, se vai sperando di vedere il libro, allora secondo me resti deluso. Perchè, come sempre accade quando si porta un libro dalla carta allo schermo, non si ha mai comunque una trasposizione fedele al 100%
Gaiman, comunque, sembra essere rimasto contento del risultato. O almeno così ha lasciato intendere. Sa che non è la trasposizione fedele del suo libro, ma nonostante ha detto di averlo trovato “magico”.
Ho letto qualche recensione su una rivista, ho visto dei fotogrammi e ho detto, questo devo andarlo a vedere. Pero’ spero non sia come Eragon, che mi ha veramente deluso tantissimo.
Guarda, se mi chiedessero di scegliere, senza nemmeno pensarci sceglierei cento volte anzi Stardust.
Eragon non sono quasi nemmeno riuscito a finire di vederlo per come era privo di mordente.
Come non amare la Pfeiffer!? COME? !
Il problema delle trasposizioni dalla carta alla celluloide è proprio la “timidezza” degli autori di cinema, che non interpretano personalmento lo scritto. Così i film saranno sempre deludenti, com’è accaduto con il polpettone da “Il Signore degli anelli” … non posso non odiare la banalizzazione della trilogia tolkeniana operata da un ex-regista virtuoso.
Senz’altro a monte c’è un contratto che blinda l’integrità dell’opera dello scrittore ma … che senso ha ?
Cinema – letteratura sono due mezzi espressivi diversi tra loro. Quindi, l’autolesionismo è da ambo le parti.
Di genere fantasy mi piacciono i videogiochi e non i film.
o.t.
Mi sono fatto il gravatar prima del precedente commento, ma non vedo la mia icona visualizzata …