Lezione sulla vita e sulla morte
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“Tutti dicono: «Come è duro dover morire.» Strana lagnanza, da parte di gente che ha dovuto vivere.”
Mark Twain (1835-1910), scrittore americano.
Mentre navigavo per la rete, mi sono imbattuto in una notizia che mi ha fatto pensare: Lesson in life and death: pupils build dying teacher’s coffin.
Vi spiego di cosa si tratta, così anche voi capirete il perché mi abbia fatto pensare.

In una scuola olandese, una maestra di scuola elementare, gravemente malata di tumore, sta sovrintendendo un ultimo progetto della sua classe: i suoi alunni stanno costruendo la sua bara.
Eri van den Biggelaar, 40 anni, poche settimane fa ha saputo di avere, per colpa di un grave tumore, all’incirca solo un anno di vita.
Avendo chiesto ad un amico falegname di costruirle una bara, si è sentita rispondere “Perché non lasci che siano i tuoi alunni a realizzarla?”
Ed ecco che ora gli alunni di questa classe sono stati messi all’opera, ed hanno incominciato a costruire la bara per la loro maestra (al momento attuale in pratica sembra che manchi solo il coperchio), come potete vedere anche dalla foto.
A chi l’ha accusata di tenere un atteggiamento alquanto morboso, la maestrina ha risposto che in realtà il suo compito è quello di voler spiegare ai suoi alunni come la vita e la morte sia parte di un tutt’uno, che ci appartiene e che dobbiamo comprendere senza per questo farne necessariamente un dramma. “Dove andrò è un posto migliore di questo” sembra abbia detto ai suoi ragazzi, ed ha ricordato di come quando, da bambina, durante il funerale di suo nonno, lei venne lasciata da sola in disparte e non capiva perché nessuno le parlasse e perché piangevano tutti.
Ammetto che questa notizia, come dicevo all’inizio, mi ha fatto pensare.
Se da un lato capisco il gesto, il desiderio meglio, della maestra di voler insegnare ai suoi alunni che cosa sia la morte, di come essa debba essere affrontata, e tutto il resto, dall’altro mi chiedo se si debba arrivare, per ottenere tale scopo, al gesto estremo di far costruire una bara a dei bambini così piccoli.
Sono il primo a sostenere che i bambini siano più intelligenti di quanto noi adulti riteniamo, e che spesso non riconosciamo ad essi quel credito che invece meriterebbero.
Ma sono anche del parere che almeno da bambini si abbia diritto a vivere senza preoccupazioni, senza pensieri su cosa ci aspetta da grandi, e di come forse almeno in età così piccola sia meglio vivere la propria vita in piena gioia.
Qual è il limite allora fino al quale possiamo spingerci, nel trattare certi argomenti con dei bambini?
Quando è giusto che i bambini siano trattati come bambini, e quando è giusto che vengano trattati quasi alla stregua di adulti?
E, soprattutto, chi decide questo limite, questo confine?
C’è davvero bisogno, ad esempio, di arrivare al punto di far costruire una bara per spiegare ai bambini la morte?
Io sono convinto di sì, avere una maestra di quel genere ti resta dentro tutta la vita, ti rende una persona migliore, ne sono certo.
Che ti resti dentro per tutta la vita lo credo anche io.
Quello che mi chiedo è quanto poi di quello che stanno facendo sia chiaro davvero ai bambini di quell’età.
Siamo sicuri che per loro, alla fine, non sia come un gioco?
Un gioco diverso dal solito, siamo d’accordo, ma quanto davvero potrà a loro essere chiaro che quella che stanno realizzando sia la bara dove finirà la propria insegnante, e che verrà messa sotto terra?
E’ davvero necessario ricorrere a gesti così estremi per poter far capire ad un bambino di quella età cosa sia la morte?
Sinceramente, non lo so.
Io non lo so, quello che vedo però è che viviamo in una società che rimuove sistematicamente ogni riferimento alla morte. E non intendo agli omicidi, violenze, guerre e simili, cose di cui è piena la TV, intendo al fatto che la vita finisca e che la morte fa parte di un ciclo naturale.
Non sono un educatore, quindi non saprei dire che effetto avrà sui bambini. Così d’istinto, mi verrebbe da dire positivo, ma è un giudizio d’istinto.
Io invece credo che sia un amniera, (e che in italia si griderebbe allao scandalo per una cosa simile credo lo sappiamo tutti) per prepararli all’inevitabile distacco da questa persona. In prima elementaremorì un mio compagnuccio di classe. Leucemia fulminante. Avevo 6 anni e non avevo ancora ben chiaro il concetto di morte. Qualche giorno dopo mi hanno ficcato un cero in mano, due fiori e ci hanno portati tutti al funerale. Poi basta, non sen’è parlato più, il soito tabù della morte. Ti pare giusto? a me no… e stimo questa maestra, e i genitori dei ragazzi, che han permesso una cosa simile.
Ele, sia chiaro che su una cosa io la penso come te: occorre insegnare ai bambini cosa sia la morte.
Che non si debba avere il tabù della morte lo penso anche io, e non per nulla ho infatti messo come apertura del post proprio quella frase di Twain
Su questo mi trovate assolutamente d’accordo.
Quello sul quale mi interrogo non è questo, ma è sul metodo.
Occorre usare metodi così macabri per far capire ad un bambino il senso del distacco?
Non vorrei che si passasse dall’eccesso di considerare i bambini troppo stupidi per poter loro spiegare cosa sia la morte all’eccesso opposto di considerarli alla stregua di adulti.
I bambini sono sempre dei bambini, e quando ci si pone a parlare con loro, credo bisogni sempre ricordarsi questo.
Dimenticarci di questo credo sia un errore di fondo da evitare.
Nel caso di specie di questa maestra, mi chiedo se non si potesse spiegare quello che stava succedendo senza dover ricorrere all’eccesso di far loro costruire la bara …
Io non farei MAI costruire una bara a mia figlia per un chicchessia. E’ agghiacciante.
ho due figli piccoli e sono vedova da due anni.ho parlato della morte del padre ai miei figli il giorno stesso.in due modi diversi viste le età diverse ho loro spiegato che il papà non sarebbe più tornato.e ogni giorno rispondo alle loro domande sulla morte,anche di altre persone.ho visto che per loro è importante sapere cosa succede,e come,ma vogliono anche che gli lasci lo spazio per pensare a qualcosa di non così reale come cimitero,bare…meglio immaginare un cuore libero di volare in cielo,che qualcuno chiuso in una bara.un pò di papà stretto nel loro cuore e il resto sopra le nuvole a correre in motocicletta.però bisogna ricordarsi che ogni situazione è a sè.e che se ci si mette alla stessa ” altezza” dei bambini si riesce a trovare la parola giusta per spiegargli la morte,assieme alla vita.basta non togliere loro la speranza